Tutto riguardo al Tartufo

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Tuber mesentericum Vittad.

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Da “mesentericum” per la piegatura simile al mesentere (Vittad.1831).

Nome volgare: tartufo nero ordinario

CARPOFORO: generalmente di piccole dimensioni, raramente più grosso di un uovo, ha forma globosa e possiede una classica e ben evidente depressione basale.

PERIDIO: verrucoso di colore nero, con verruche molto piccole, fitte e minute ma a spigoli acuti.

GLEBA: grigio bruna, ma in alcuni esemplari tendente al giallo marrone, sempre con venature bianche, disposte a labirinto a ricordare le circonvoluzioni intestinali.

PROFUMO: spiccato e caratteristico che ricorda lo iodoformio o anche chiamato “fenico”

SAPORE: non molto gradevole e leggermente amarognolo

ASCHI: a sacco contenenti 1-3 spore.

SPORE: ellittiche o sub globose di colore bruno, grosse 27-53 x 23-37 µm, reticolate alveolare, con creste membranose di diversa altezza.

PIANTE SIMBIONTI: roverella, cerro, faggio, nocciolo, carpino nero e bianco, pino nero.

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Altre specie non commestibili

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In questa sezione vi presentiamo le schede dettagliate di altri tartufi non commestibili. Tartufi per i quali non è consentita la raccolta.

 

Tuber escavatum Vittad.

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Nome volgare: tartufo legnoso

Non è consentita la raccolta e la commercializzazione per le mediocri caratteristiche organolettiche.

Specie abbastanza comune si rinviene durante tutto l’anno e non raggiunge grosse dimensioni, la gleba è biancastra e con venature verso il centro; se essiccato il tartufo diventa durissimo e non ha nessun odore caratteristico.

 


Tuber rufum Pico

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Nome volgare: tartufo rosso

Non è consentita la raccolta e la commercializzazione perché non commestibile a causa dell’odore sgradevole

È così chiamato per il colore rossastro e ferrugineo del peridio che dapprima è quasi liscio e poi a maturazione è dotato di piccole verruchette appiattite. La gleba di colore bruno rossastro con vene bianche. L’odore è abbastanza forte e a piena maturazione nauseante.

 


Balsamia vulgaris Vittad.

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Nome volgare: tartufo matto o matta

Non è consentita la raccolta e la commercializzazione perché è leggermente tossico e può provocare disturbi gastrointestinali.

I carpofori di questa specie sono di piccole dimensioni e di forma globosa o irregolare con peridio di colore arancio o ruggine. La gleba molle e cerebriforme di colore avorio e l’odore nauseante e sgradevole (ricorda il grasso rancido) lo rendono facilmente individuabile e per nulla appetibile.

 

 

 

 

 


Choiromyces meandriformis Vittad.

Nome volgare: falso tartufo bianco o fungo dei porci

Non ne è consentita la raccolta e la commercializzazione perché se ingerito in quantità elevata può risultare tossico per i disturbi gastrointestinali che provoca.

I carpofori di questa specie possono raggiungere discrete dimensioni, nel qual caso la forma è mammellonare, globoso gibbosa. Il peridio liscio, rugoso con l’essiccamento è di color crema e spesso con macchie più scure sparse

Anche la gleba è biancastra e percorsa da caratteristiche bande meandriformi. Per l’aspetto e l’odore, che da giovane è debole e fungino, può essere confuso con il tartufo bianco pregiato, di cui può acquistarne l’aroma se conservato assieme; a completa maturità l’odore è però forte e nauseabondo.